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giovedì 5 aprile 2012

Final Fantasy wears Prada

Sarà per via della crisi, o della polemica inerente lo sfruttamento ed il mancato pagamento delle modelle (di cui ho avuto modo di parlarvi qui). O probabilmente Miuccia si è bevuta il cervello. Non riesco a trovare altre motivazioni.
La perplessità nasce dalla notizia che il marchio Prada ha vestito dei personaggi famosi in occasione dei festeggiamenti per i loro 25 anni di successi. Fin qui niente di strano: vestire vip, attori, prezzemolini di genere vario è l'attività principale dei pr dei principali brand del lusso. Peccato che qui non si stia parlando di persone in carne ed ossa, ma piuttosto in pixel e cg (computer grafica). E mica si tratta di super Mario con annessi principesse e funghetti, bensì dei personaggi di Final Fantasy XIII-2, il videogame che ha conquistato il popolo degli smanettoni della playstation per complessità di gioco, trama e grafica.
Il progetto nasce in collaborazione con il magazine per uomini Arena Homme plus, che ha pensato bene di proporre questo insolito sodalizio tra la casa di produzione SQUARE ENIX e la casa di moda italiana più famosa nel paese del Sol Levante. Detto fatto, e nel giro di pochissimo, i protagonisti del fantasy game più venduto al mondo, hanno abbandonato i loro abiti da guerrieri, per vestire quelli griffatissimi della collezione maschile Spring/Summer 2012 di Prada, con risultati a volte insoliti (vedi la protagonista Lightning, innegabilmente una ragazza, vestita con abiti da uomo).

...you free your mind in your androginy... (via gaming-age.com)
E mentre in un photo shoot virtuale, eroi dei videogiochi posano come modelli consumati, Prada tira le somme di quello che, a ben vedere, risulta essere una strategia promozionale finalizzata alla conquista del mercato asiatico. La propensione per la casa di moda milanese verso il Sol Levante è evidente: dalla quotazione alla Borsa di Hong Kong, fino all'apertura di ben 25 esercizi commerciali nell'ex impero celeste. Ormai il mercato asiatico risulta pesare di più nell'ambito dei ricavi complessivi del gruppo Prada, che ha registrato un aumento delle vendite nell'estremo oriente del 50% solo nel 2011. A ciò aggiungici la quota di consumatori relativamente giovani e con elevata disponibilità di spesa (i famosi nuovi ricchi con gli occhi a mandorla: ereditieri, imprenditori, professionisti con meno di 40 anni e conti in banca di tutto rispetto). Sono probabilmente gli stessi che, a fine giornata si concedono una partita al loro videogame preferito.

Miuccia, ma 'sta camicia? Sarò virtuale ma mica fesso! (via gaming-age.com)


E infine, vuoi mettere i vantaggi? Lightning e sodali sono belli, affascinanti, sempre giovani e magri, persino già ritoccati con photoshop. Non si lamentano se fanno orari di lavoro antelucani e non pretendono di essere pagati. A trovarla manovalanza così, in questi tempi bui...

martedì 27 marzo 2012

Troppo giovani, magrissime e squattrinate

Un'immagine impietosa, quella che sembra uscir fuori dalle indiscrezioni a seguito delle Fashion Week appena giunte a conclusione. Non è tutto oro quello che luccica: oltre all'anoressia, alla droga, alle molestie sessuali e quant'altro minacci le giovanissime modelle che attraversano con la loro sinuosa falcata le passerelle delle capitali della moda, adesso ci si mette anche lo spettro dei debiti e dei mancati pagamenti.

Si, perchè non esistono solo le top model. E se mostri sacri come Giselle Bundchen, da tre anni in vetta alla classifica delle top più pagate del mondo, macinano guadagni di oltre 150 milioni di dollari, ecco che fanno capolino tutta una serie di semisconosciute e volti nuovi, modelle bambine, troppo giovani e inesperte per poter tutelare i proprio guadagni, spesso molto esigui.

La bomba è scoppiata grazie al sito jezebel.com, che ha diffuso e documentato l'esperienza di Hailey Hasbrook, 17enne studentessa dell'Oregon e volto nuovo della NY Fashion Week, che, a fronte di una collaborazione lavorativa con lo stilista Marc Jacobs, della durata complessiva di 30 ore, si è ritrovata a ricevere un pagamento "in natura", ossia un outfit completo, invece di un compenso in denaro. E se la modella alle prime armi, si è mostrata più che soddisfatta per il pagamento ricevuto, diversa è stata la reazione dell'opinione pubblica. Mentre, infatti, il Council of Fashion Designer of America, l'organizzazione che rappresenta e regolamenta le principali case di moda americane, ha sancito il divieto assoluto di far sfilare modelle al di sotto dei 14anni, mentre le under18 non possono lavorare oltre la mezzanotte, in difesa dei guadagni delle indossatrici si è mosso il Model Alliance, organizzazione no-profit nata per tutelare e sancire una categoria lavorativa che sembra essere non particolarmente tutelata dal sistema americano.

Ad attivarsi in questa direzione, sono proprio ex-modelle, reduci da esperienze decisamente negative: oltre al già citato Jezebel, di cui è redattrice Jenna Sauers, una breve esperienza di modella alle spalle e una storia di debiti accumulati con varie agenzie, figurano tutta una serie di protagoniste del patinato mondo della moda, che hanno scelto di denunciare quelli che sembrano essere malcostumi ormai consolidati nel fashion system. Così ad un Marc Jacobs, che risponde alle accuse con un laconico tweet dove dichiara: "Le modelle vengono pagate in abiti. Se non vogliono lavorare con noi, non sono obbligate a farlo.", fanno seguito le dichiarazioni di Sara Ziff e Caitriona Balfe, due mannequin che hanno visto sfumare i loro guadagni per un valore complessivo di 300.000 dollari.

A quanto pare a New York funziona così: una modella, per quanto patrocinata da un'agenzia, resta una lavoratrice freelance, a differenza di quanto viene regolamentato in Francia, dove le modelle sono impiegate a tutti gli effetti. Ciò comporta che, in caso di mancato pagamento da parte del committente, l'agenzia può rifiutarsi di pagare il dovuto alla modella. E se è invece, l'agenzia a non poter pagare, causa ad esempio bancarotta, la modella non vede comunque riconosciuti gli incarichi svolti e non ha diritto a ricevere il compenso, a meno che non riesca a dimostrare in tribunale di aver sfilato per tizio, o aver posato per uno shooting per caio, impresa ardua per una modella che ha accumulato diversi lavori nel tempo.

Una bella rogna, a cui si aggiunge l'aggravantedella dipendenza dall' agenzia stessa, splendida organizzazione che può permettere ad un volto nuovo tutta una serie di incarichi e ingaggi, trattendo però percentuali che vanno dal 20 fino al 70%. E non si sta parlando di piccoli barracuda in un mare di organizzazioni truffaldine, ma dei grandi squali che gestiscono i contratti delle top model; che arrivano, come nel caso di Jenna, a farle accumulare debiti, tra viaggio, vitto, alloggio, prove fotografiche e quant'altro, per un totale di oltre 5.000 dollari. Costringendola a perseverare in un'attività lavorativa di certo non remunerativa. Leggendo la sua testimonianza, si resta quantomeno scossi, da quanto esigui possano essere i compensi  delle grandi case di moda: 4 ore di lavoro per Issey Miyake per un totale di 215 euro, 8 ore di shooting fotografico a Parigi per un totale di 240 euro, foto di prova per una copertina di Glamour Italia (che non c'è mai stata) per 50 euro al giorno: se a questo si aggiunge il 70% di commissione che tratteneva l'agenzia Elite, si capisce come Jenna possa aver accumulato un così ingente debito. In confronto, il pagamento in abiti diventa un trattamento da nababbi.


Che si tratti di modelle americane, quindi, o di giovani stagisti inglesi che lavorano gratis in case di moda del calibro di Vivienne Westwood e Alexander Mc Queen, la storia sempre essere sempre la stessa: persiste la cattiva abitudine di sfruttare coloro che cercano di ritagliarsi una proprio spazio nel mondo della moda. Ed è triste pensare che queste giovanissime ragazze, si trovino nella condizione di dover fare i conti con un sistema che le vuole sempre più magre, sempre più attive e disponibili, e che pretenda anche di non pagarle. A questo punto, è davvero così appetibile una carriera da modella?
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