Visualizzazione post con etichetta fashion system. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta fashion system. Mostra tutti i post

giovedì 26 aprile 2012

Twitter ovvero i monologhi di Roberto Cavalli

Che ormai Twitter sia diventato il social più utilizzato è ormai assodato. Facebook è il passato, Google+ un possibile futuro, ma Twitter... Twitter è il presente. Se prima era possibile affermare con orgoglio:"No, non possiedo un profilo fb e non ho intenzione di attivermene uno",adesso risulta quasi un' onta socialmente condivisa ammettere la propria mancata adesione al popolo dei cinguettatori.
Tra politici, attori, prezzemolini vari, la mia attenzione è inevitabilmente caduta sugli stilisti, che ci hanno messo poco a scoprire che twittare è molto più facile e divertente che diffondere un comunicato stampa. Così, sempre più spesso, le news più fresche, gli snapshoot, le anteprime passano prima per Twitter: ma per quello serve un social-web-media-manager, ossia un 23enne fresco laureato che la casa di moda piazza davanti ad un pc a veicolare le notizie sui profili social aziendali attivati. Invece, le vere chicche le riservano i profili privati, quelli che vedono impegnati gli stilisti in prima persona nel mixare anteprime della nuova collezione, a foto di cuccioli tenerissimi, fino a tweet dell'ultima vacanza in un atollo dei Caraibi (ma solo per fini creativi, of course!).
Sul podio degli stilisti maniaci dei 140 caratteri spicca Stefano Gabbana, prolifico utente di quasi tutti i social, ma attivissimo principalmente su Twitter e Instagram con quasi 260.000 follower, e, una su tutti, Victoria Beckham, regina incontrastata dei cinguettii con oltre tre milioni di follower, in visibilio per ogni singola sillaba che edita. Ma c'è un altro stilista che twitta ossessivamente, a volte sparando a zero e diffondendo bufale grandi quanto le adorate bestiole che preparano la mia mozzarella preferita: stiamo parlando di Roberto Cavalli, oltre 2.500 tweet postati e poco più di 200.000 follower, potete seguirlo sull'account @roberto_cavalli per scoprire che:
  • possiede 2 cani, 1 gatto, 4 pappagalli, 1 merlo indiano, 1 macaco... da qui la sua passione per l'animalier, suppongo (tweet del 16 aprile)
  • chiama tutti i suoi contatti (celebri e meno celebri) AMORE (vedi Miley Cyrus e Cindy Crawford)
  • fa un utilizzo disinvolto della grammatica inglese (d'altronde quando si è creativi... )
una delle tante pic di Roberto Cavalli su Twitter (via Twitter.com)
Ma tra i tanti cinguettii dello stilista, uno in particolare ha colpito la mia attenzione...una sfilza direi. Per la precisione questi:


Fashion Mafia? Baciamo le mani.... (Via Twitter.com)

Etichettatto subito come "folle delirante" da parte della stampa glamour americana (guai se tocchi la loro Annina!), tuttavia lo stilista ha messo per iscritto una serie di realtà innegabili che caratterizza il fashion system degli ultimi tempi: la mancanza atavica di stilisti francesi, la moda come grande macchina per far soldi (epperò se puoi farti le vacanze creative nel villone in Sardegna lo devi pure a 'sta macchinetta, Robertino...) ma soprattutto l'evidente accusa che lancia alla Wintour, rea di aver snobbato le sue sfilate poichè lo stilista non fa inserzioni pubblicitarie su Vogue Usa.
Non è la prima volta che lo stilista dice la sua contro la direttora di Vogue (già in precedenza si era espresso contro la Wintour, rea di aver assogettato milioni di donne americane al suo stile personale) tuttavia in questo caso la faccenda è ben più grave. Al di là dei favori e gusti personali, è innegabile che determinati personaggi si muovano lì dove l'investimento tira: le riviste hanno bisogno di introiti pubblicitari e le case di moda hanno bisogno di pubblicità mirata. Un personaggio ritenuto autorevole dal sistema moda, difficilmente non porterà prestigio e introiti sicuri se presenzia in prima fila ad una sfilata. Da qui il dubbio di quanto siano realmente influenti redattori e supermegadirettori, se effettivamente siano loro a promuovere o bocciare determinate proposte, o quanto invece queste proposte vengano sospinte da un ingente investimento pubblicitario.
E se si guardano le cifre dell'ultima indagine Pambianco sugli investimenti pubblicitari nelle principali testate italiane, i dubbi aumentano: ad oggi gli investimenti pubblicitari rappresentano la spesa più ingente per la maggior parte delle aziende, da 5 fino al 10% del fatturato, un giro d'affari che vale, solo in Italia, oltre 702 milioni di euro.
Curiosa coincidenza: Prada è il marchio top spender in assoluto, con oltre 19 milioni di euro investiti in pubblicità nel 2011, con un aumento dell 84% rispetto al 2010. Ma Prada è anche il brand di cui riviste e magazine parlano di più: tra quotazioni salvifiche in Borsa, celebrazioni della stilista, sfilate rivoluzionarie su cui spesso sento di dover dissentire (la collezione s/s 2012 tutta fiamme, stampe e american way of life?no grazie).
Altro discorso per i redazionali: quegli splendidi servizi patinati, realizzati da talentuosi stylist, che si ritiene siano dettati da libere scelte redazionali, ma che in realtà sono comunque pilotati da forti investimenti aziendali, per quanto non quantificabili. Un esempio su tutti? Su un totale pari a 399 milioni di euro in redazionali, spicca nuovamente al primo posto il gruppo Prada, con oltre 7 milioni di euro, seguito a ruota da Gucci, Dolce&Gabbana, Chanel, Louis Vuitton... insomma tutti i brand che vi fanno sognare quando sfogliate la vostra rivista preferita. Tutti brand che spendono, e anche tanto, in pubblicità. Ma queste, dicevamo, sono solo coincidenze.

Dati alla mano, risulta quindi difficile contraddire Roberto Cavalli e bollare i suoi tweet come semplice sfogo: che il mondo della moda oggi sia  sempre meno collegato a concetti come creatività e arte, e debba tener conto sempre di più di introiti e fatturati, è ormai un dato di fatto. E se lo stilista fiorentino si ritiene danneggiato dai maneggi di questa "fashion mafia", si può tuttavia ritenere soddisfatto: a fronte degli investimenti fatti, il marchio Roberto Cavalli figura al quarto posto per tasso di resa, ossia il rapporto tra spese in pubblicità e ritorni in redazionali: per la serie, spendi poco ma piazzati bene. E in questa classifica, il gruppo Prada figura solo al 25esimo posto.

Stai a vedere che poi, tutta questa pubblicità, neanche serve?

TIP: per le curiosone incallite, come me, il resoconto completo dell'indagine è disponibile qui.

giovedì 5 aprile 2012

Final Fantasy wears Prada

Sarà per via della crisi, o della polemica inerente lo sfruttamento ed il mancato pagamento delle modelle (di cui ho avuto modo di parlarvi qui). O probabilmente Miuccia si è bevuta il cervello. Non riesco a trovare altre motivazioni.
La perplessità nasce dalla notizia che il marchio Prada ha vestito dei personaggi famosi in occasione dei festeggiamenti per i loro 25 anni di successi. Fin qui niente di strano: vestire vip, attori, prezzemolini di genere vario è l'attività principale dei pr dei principali brand del lusso. Peccato che qui non si stia parlando di persone in carne ed ossa, ma piuttosto in pixel e cg (computer grafica). E mica si tratta di super Mario con annessi principesse e funghetti, bensì dei personaggi di Final Fantasy XIII-2, il videogame che ha conquistato il popolo degli smanettoni della playstation per complessità di gioco, trama e grafica.
Il progetto nasce in collaborazione con il magazine per uomini Arena Homme plus, che ha pensato bene di proporre questo insolito sodalizio tra la casa di produzione SQUARE ENIX e la casa di moda italiana più famosa nel paese del Sol Levante. Detto fatto, e nel giro di pochissimo, i protagonisti del fantasy game più venduto al mondo, hanno abbandonato i loro abiti da guerrieri, per vestire quelli griffatissimi della collezione maschile Spring/Summer 2012 di Prada, con risultati a volte insoliti (vedi la protagonista Lightning, innegabilmente una ragazza, vestita con abiti da uomo).

...you free your mind in your androginy... (via gaming-age.com)
E mentre in un photo shoot virtuale, eroi dei videogiochi posano come modelli consumati, Prada tira le somme di quello che, a ben vedere, risulta essere una strategia promozionale finalizzata alla conquista del mercato asiatico. La propensione per la casa di moda milanese verso il Sol Levante è evidente: dalla quotazione alla Borsa di Hong Kong, fino all'apertura di ben 25 esercizi commerciali nell'ex impero celeste. Ormai il mercato asiatico risulta pesare di più nell'ambito dei ricavi complessivi del gruppo Prada, che ha registrato un aumento delle vendite nell'estremo oriente del 50% solo nel 2011. A ciò aggiungici la quota di consumatori relativamente giovani e con elevata disponibilità di spesa (i famosi nuovi ricchi con gli occhi a mandorla: ereditieri, imprenditori, professionisti con meno di 40 anni e conti in banca di tutto rispetto). Sono probabilmente gli stessi che, a fine giornata si concedono una partita al loro videogame preferito.

Miuccia, ma 'sta camicia? Sarò virtuale ma mica fesso! (via gaming-age.com)


E infine, vuoi mettere i vantaggi? Lightning e sodali sono belli, affascinanti, sempre giovani e magri, persino già ritoccati con photoshop. Non si lamentano se fanno orari di lavoro antelucani e non pretendono di essere pagati. A trovarla manovalanza così, in questi tempi bui...

martedì 27 marzo 2012

Troppo giovani, magrissime e squattrinate

Un'immagine impietosa, quella che sembra uscir fuori dalle indiscrezioni a seguito delle Fashion Week appena giunte a conclusione. Non è tutto oro quello che luccica: oltre all'anoressia, alla droga, alle molestie sessuali e quant'altro minacci le giovanissime modelle che attraversano con la loro sinuosa falcata le passerelle delle capitali della moda, adesso ci si mette anche lo spettro dei debiti e dei mancati pagamenti.

Si, perchè non esistono solo le top model. E se mostri sacri come Giselle Bundchen, da tre anni in vetta alla classifica delle top più pagate del mondo, macinano guadagni di oltre 150 milioni di dollari, ecco che fanno capolino tutta una serie di semisconosciute e volti nuovi, modelle bambine, troppo giovani e inesperte per poter tutelare i proprio guadagni, spesso molto esigui.

La bomba è scoppiata grazie al sito jezebel.com, che ha diffuso e documentato l'esperienza di Hailey Hasbrook, 17enne studentessa dell'Oregon e volto nuovo della NY Fashion Week, che, a fronte di una collaborazione lavorativa con lo stilista Marc Jacobs, della durata complessiva di 30 ore, si è ritrovata a ricevere un pagamento "in natura", ossia un outfit completo, invece di un compenso in denaro. E se la modella alle prime armi, si è mostrata più che soddisfatta per il pagamento ricevuto, diversa è stata la reazione dell'opinione pubblica. Mentre, infatti, il Council of Fashion Designer of America, l'organizzazione che rappresenta e regolamenta le principali case di moda americane, ha sancito il divieto assoluto di far sfilare modelle al di sotto dei 14anni, mentre le under18 non possono lavorare oltre la mezzanotte, in difesa dei guadagni delle indossatrici si è mosso il Model Alliance, organizzazione no-profit nata per tutelare e sancire una categoria lavorativa che sembra essere non particolarmente tutelata dal sistema americano.

Ad attivarsi in questa direzione, sono proprio ex-modelle, reduci da esperienze decisamente negative: oltre al già citato Jezebel, di cui è redattrice Jenna Sauers, una breve esperienza di modella alle spalle e una storia di debiti accumulati con varie agenzie, figurano tutta una serie di protagoniste del patinato mondo della moda, che hanno scelto di denunciare quelli che sembrano essere malcostumi ormai consolidati nel fashion system. Così ad un Marc Jacobs, che risponde alle accuse con un laconico tweet dove dichiara: "Le modelle vengono pagate in abiti. Se non vogliono lavorare con noi, non sono obbligate a farlo.", fanno seguito le dichiarazioni di Sara Ziff e Caitriona Balfe, due mannequin che hanno visto sfumare i loro guadagni per un valore complessivo di 300.000 dollari.

A quanto pare a New York funziona così: una modella, per quanto patrocinata da un'agenzia, resta una lavoratrice freelance, a differenza di quanto viene regolamentato in Francia, dove le modelle sono impiegate a tutti gli effetti. Ciò comporta che, in caso di mancato pagamento da parte del committente, l'agenzia può rifiutarsi di pagare il dovuto alla modella. E se è invece, l'agenzia a non poter pagare, causa ad esempio bancarotta, la modella non vede comunque riconosciuti gli incarichi svolti e non ha diritto a ricevere il compenso, a meno che non riesca a dimostrare in tribunale di aver sfilato per tizio, o aver posato per uno shooting per caio, impresa ardua per una modella che ha accumulato diversi lavori nel tempo.

Una bella rogna, a cui si aggiunge l'aggravantedella dipendenza dall' agenzia stessa, splendida organizzazione che può permettere ad un volto nuovo tutta una serie di incarichi e ingaggi, trattendo però percentuali che vanno dal 20 fino al 70%. E non si sta parlando di piccoli barracuda in un mare di organizzazioni truffaldine, ma dei grandi squali che gestiscono i contratti delle top model; che arrivano, come nel caso di Jenna, a farle accumulare debiti, tra viaggio, vitto, alloggio, prove fotografiche e quant'altro, per un totale di oltre 5.000 dollari. Costringendola a perseverare in un'attività lavorativa di certo non remunerativa. Leggendo la sua testimonianza, si resta quantomeno scossi, da quanto esigui possano essere i compensi  delle grandi case di moda: 4 ore di lavoro per Issey Miyake per un totale di 215 euro, 8 ore di shooting fotografico a Parigi per un totale di 240 euro, foto di prova per una copertina di Glamour Italia (che non c'è mai stata) per 50 euro al giorno: se a questo si aggiunge il 70% di commissione che tratteneva l'agenzia Elite, si capisce come Jenna possa aver accumulato un così ingente debito. In confronto, il pagamento in abiti diventa un trattamento da nababbi.


Che si tratti di modelle americane, quindi, o di giovani stagisti inglesi che lavorano gratis in case di moda del calibro di Vivienne Westwood e Alexander Mc Queen, la storia sempre essere sempre la stessa: persiste la cattiva abitudine di sfruttare coloro che cercano di ritagliarsi una proprio spazio nel mondo della moda. Ed è triste pensare che queste giovanissime ragazze, si trovino nella condizione di dover fare i conti con un sistema che le vuole sempre più magre, sempre più attive e disponibili, e che pretenda anche di non pagarle. A questo punto, è davvero così appetibile una carriera da modella?
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...